Fisco e UE: la Digital Tax e possibili scenari

Fisco e UE: la Digital Tax e possibili scenari

Mentre l’OCSE cerca consensi sulla digital tax, la tassazione delle imprese digitali, il monito del Fondo Monetario Internazionale FMI mette in apprensione i governi di Lussemburgo e Irlanda prevedendo una riforma fiscale molto rigida per le entrate pubbliche di questi due Paesi. La perdita stimata infatti si aggirerebbe intorno ai 3-4 miliardi di euro all’anno.

Per annullare i benefici fiscali dei giganti del digitale, e combattere il tax planning aggressivo delle multinazionali, l’Ocse sta valutando una proposta per garantire che le stesse versino le imposte laddove i profitti vengono generati. Se così fosse l’effetto sarebbe quello di diminuire le entrate di Irlanda e Lussemburgo, Paesi in cui le principali società (Google, Facebook, Apple, Microsoft, Amazon, oltre a grandi società finanziarie e di servizi) hanno in questi due Paesi il loro quartier generale.

Ad aumentare uno scenario incerto esistono anche due importanti variabili: la prima è l’imminente voto per rinnovare il Parlamento Europeo, i cui effetti, nel caso di cambiamento di rotta, potrebbero favorire una linea meno rigida sulla riforma fiscale. La seconda riguarda la Brexit. L’uscita dell’UK dall’Unione Europea, la quale fornirebbe un comodo e prezioso paracadute fiscale per le multinazionali alla ricerca di una vicina e più favorevole piazza finanziaria: Londra.

Già in passato, tra i possibili scenari del post-Brexit, abbiamo suggerito come la strategia di costituire a Londra una LTD possa essere una mossa vincente (oltre che un ottimo terreno su cui seminare) contro l’incertezza perennemente percepita.

A questo argomento dedicheremo a breve una News, riassumendone i vantaggi ed i motivi su come e perché costituire una LTD in UK. Con noi ovviamente!

OK al mandato per l’accordo dei beni industriali tra UE-USA

OK al mandato per l’accordo dei beni industriali tra UE-USA

Il Consiglio Ue ha confermato il mandato negoziale per un accordo commerciale con gli Usa esclusivamente sui beni industriali (è escluso quindi il settore agroalimentare) con l’obiettivo di eliminare il più possibile i dazi. La Francia ha mantenuto la sua strenua opposizione, votando contro, mentre il Belgio si è astenuto. Con il via libera formale la Commissione Ue può ora avviare i negoziati con Washington.

Il mandato approvato oggi dal Consiglio include negoziati sia per eliminare i dazi su tutti i beni industriali (in particolare auto, macchinari, abbigliamento, calzature, vetro e ceramiche, prodotti farmaceutici e chimici, ma anche acciaio e alluminio) che per eliminare le barriere non tariffarie sulla conformità dei prodotti ma senza abbassare gli standard di sicurezza.

Questo accordo mette nel dimenticatoio il Ttip, il cui mandato negoziale viene esplicitamente definito obsoleto e non più rilevante: era un accordo di libero scambio a 360 gradi che includeva non solo le merci industriali ma anche prodotti agricoli, appalti pubblici, investimenti, servizi ed energia.

Secondo l’analisi economica della Commissione, questa intesa potrebbe aumentare l’export Ue verso gli Usa dell’8% e degli Usa verso l’Ue del 9% entro il 2033, pari a guadagni addizionali rispettivamente per 27 e 26 miliardi di euro. Se e quando sarà raggiunto un accordo tra Commissione Ue e Stati Uniti, sia gli stati membri che l’Europarlamento dovranno dare il loro via libera perché questo possa entrare effettivamente in vigore.

Fonte ANSA