Il Regno Unito entra nel CTTPP e non rimpiangerà l’UE

Il Regno Unito entra nel CTTPP e non rimpiangerà l’UE

Il Segretario di Stato per il commercio internazionale del Regno Unito, Liz Truss, ha attivato l’iter di adesione al blocco di libero commercio CPTPP Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership, patto commerciale che comprende paesi dell’aerea del Pacifico: Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malaysia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam e che presto dovrebbe allargarsi ad altri paesi tra cui Cina e Stati Uniti, ed il cui valore di interscambio è di circa 10 mila miliardi di euro.

L’accordo di partenariato transpacifico è stato firmato il 4 febbraio 2016, ma non è mai entrato in vigore, poiché Donald Trump ritirò gli Stati Uniti dall’accordo subito dopo essere stato eletto. Tutti i firmatari originari del TPP, ad eccezione degli Stati Uniti, hanno così in seguito creato nel gennaio 2018 il CPTPP.

Al momento della sua firma, le economie combinate degli undici paesi rappresentavano il 13,4% del prodotto interno lordo globale (circa 13,5 trilioni di dollari), rendendo il CPTPP la terza più grande area di libero scambio al mondo per PIL.

L’entrata nel CPTPP è stata possibile solo dopo l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, che impedisce ai singoli stati di concludere accordi commerciali esterni, essendo materia esclusiva di Bruxelles. Si tratta di un potere recuperato post Brexit che permette al Regno Unito di ricongiungersi con un’area commerciale nella quale ci sono paesi, come Nuova Zelanda, Australia e Canada, dai legami storici molto forti.

I negoziati tra Londra e i partner del CPTPP dovrebbero iniziare quest’anno: “Stiamo creando nuove partnership – ha detto il primo ministro Boris Johnson – che porteranno enormi benefici economici al popolo del Regno Unito”.

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Big changes compared to benefits of EU membership

Big changes compared to benefits of EU membership

Ad un mese circa dal divorzio tra Regno Unito e Unione Europea, verifichiamo come procede la vita di tutti i giorni in questo grande cambiamento.

Per chi necessita di alcuni specifici approfondimenti si raccomanda il sito ufficiale https://www.gov.uk/ dove è possibile approfondire singole problematiche, anche se ad oggi rimangono aperti dettagli operativi relativi a movimenti di merci ancora da affinare.

Un esempio, proprio in questi giorni, il caso dei pescatori Britannici che si sono visti respingere alla dogana tutte le spedizioni di prodotti ittici in quanto non in regola con le nuove disposizioni di imballo, ora obbligatoriamente conservate in scatole di polistirolo ben sigillate. Ma non è tutto: in questi primi 20 giorni dell’anno si sono registrati piccoli intoppi alle dogane che dovrebbero diminuire nel tempo grazie all’introduzione di meccanismi automatici atti a regolare il controllo del movimento delle merci.

Di seguito una tabella pubblicata dalla Commissione Europea https://ec.europa.eu/info/index_it che riassume le novità:

Per quanto concerne le persone, ad oggi risaltano non pochi casi di scarsa informazione su formalità di viaggio e visti, a cui si è anche aggiunto il caos relativo alle norme anti COVID-19.  Il nostro consiglio è verificare, prima di ogni partenza, le ultime direttive sulle norme anti Covid-19; per quanto riguarda la spedizione di merci tra privati, fare attenzione alle norme doganali se non effettuate tramite vettori specializzati; ricordiamo ad esempio che per quanto riguarda gli effetti personali, il Regno Unito vieta l’invio di sigarette tra privati.

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Il Regno Unito lascia l’Unione Europea dopo 47 anni

Il Regno Unito lascia l’Unione Europea dopo 47 anni

«Ora siamo liberi»: toni trionfalistici a Downing Street, rammarico a Bruxelles: «Ci mancherete».

Boris Johnson nel consueto messaggio alla nazione di inizio anno, ha sottolineato ai cittadini che il 2021 non è solo l’inizio di un nuovo anno ma di una nuova era per la Gran Bretagna:  «È un momento incredibile per il nostro Paese, il trampolino per il rilancio nazionale, abbiamo la libertà nelle nostre mani e sta a noi utilizzarla al meglio» ha proclamato il premier con un tono vittorioso. 

«La Gran Bretagna è ora libera di fare le cose diversamente dalla Ue e, se necessario, meglio della Ue». Dall’altro lato, a Bruxelles, si respira aria di soddisfazione  per la fine di anni di difficili negoziati  conclusi in extremis con un «Ci mancherete»  pronunciato dalla presidente Ursula von der Leyen.

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GOD save the Italian economy

GOD save the Italian economy

Recentemente l’Economist ha pubblicato un duro (ma produttivo) articolo sul declino delle grandi aziende italiane, definendo (a ragione o meno) l’Italia il vero malato d’Europa. Un malato che non si è più ripreso dalla prima crisi finanziaria del 2008, cedendo un poco alla volta tutti i migliori marchi alle aziende straniere.
«Tre ragioni principali spiegano la caduta dell’Italia delle imprese nell’irrilevanza. Hanno a che fare con una carenza di capitale finanziario, sociale ed umano, che si autoalimenta» segnalando oltre al rischio di imminente insolvenza di parecchie Grandi Imprese, i continui investimenti dello Stato in fallimenti perenni, citando Alitalia.
Ed ancora l’Economist cita lo studio del 2017 di Guido Corbetta dell’Università Bocconi, secondo il quale «oltre metà delle imprese italiane di prima generazione ha un proprietario-capo che ha più di 60 anni e un quarto uno che ne ha almeno 70».
Non si è fatta attendere la risposta di Guido Corbetta (Docente Università Bocconi di Milano) che conferma sul settimanale di RCS L’Economia, alcune nostre lacune, citando la classifica mondiale Doing Business 2020 dal quale emerge che il nostro Paese si posiziona al 58 posto alle spalle tra gli altri, di Kosovo, Kenia e Cipro. Analizzando nel dettaglio la classifica, il nostro Paese si posiziona al 97 posto per le autorizzazioni a costruire, 98 per l’avvio a nuovo Business e 128 per regole fiscali. Ma più in generale ciò che più preoccupa gli inglesi è la struttura finanziaria del Sistema Imprese sempre più sbilanciato verso il Debito.
Ma vi sono anche alcuni punti positivi secondo Guido Corbetta: il sistema Imprese Italiano si fonda su un tessuto capillare di Imprese Familiari che nel loro complesso non hanno nulla da invidiare alle altre imprese estere. Per quanto riguarda invece il grado di anzianità dei membri dei CdA la situazione non è poi così grave, in quanto è in atto già da parecchi anni un Ricambio Generazionale che vede alla guida delle Imprese più di un AD. Infine, risponde sempre Corbetta, è vero che il nostro Paese ha molti limiti ma occorre anche ricordare che nel 2019 l’Italia era al nono posto al mondo per il valore di esportazioni con 510 miliardi di Euro.
Fatte le dovute analisi (ben vengano le critiche) ci viene da pensare come potrebbe essere il nostro Paese eliminando la burocrazia, incoraggiando la meritocrazia, azzerando il debito pubblico ed investendo in produttività anziché in sovvenzioni improduttive: proviamo a pensarci, almeno.

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E’ tempo di Conferimenti

E’ tempo di Conferimenti

Il conferimento (di immobili, di una azienda o di rami di essa) è quell’operazione mediante la quale un soggetto (conferente) apporta ad una società (conferitaria), anziché danaro, beni o servizi a titolo di capitale, ricevendo in cambio azioni della società stessa, acquisendone la qualifica di socio. In linea generale può essere conferita ogni entità, sia bene (proprietà) che servizio (prestazione di dare, fare, garanzia…) suscettibile di valutazione economica ed utile al conseguimento dell’oggetto sociale.

Il Conferimento Immobiliare in una Società LTD

Il conferimento, in questo caso di un immobile, è dunque, quell’operazione mediante la quale un soggetto (conferente) apporta immobili a titolo di capitale in una società (conferitaria), acquisendone la qualifica di socio, acquistando quote societarie dalla Società conferitaria Non Residente (Limited). Le Finalità possono essere diverse: risulta vantaggioso in termini di segregazione del patrimonio, agevola la successione e protegge i beni conferiti da una possibile aggressione da terzi o creditori

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Cecil Beaton e la foto che cambiò il mondo

Cecil Beaton e la foto che cambiò il mondo

Una mostra alla National Portrait Gallery di Londra, ora online ed itinerante in diverse città britanniche, è dedicata al grande fotografo e costumista britannico nel periodo 1924 – 1937.

Un viaggio nel tempo che ci porta nel periodo felice tra le due guerre mondiali, con protagonista Cecil Beaton (Londra 1904 – 1980) dal titolo “Bright Young Things”, etichetta che identificava questa generazione privilegiata.
Beaton non era aristocratico ma era bello, elegante, affascinante e ambiguo ed utilizzò la sua macchina fotografica ed il suo talento come passaporto per entrare in quel mondo da lui tanto amato. Nato a Londra il 14 gennaio 1904, figlio di un commerciante di legname, dopo il liceo si iscrive a Cambridge senza mai smettere di coltivare la passione per la fotografia, manifestando già in questi anni una certa predilezione per il mondo dei personaggi di successo.
Abbandonati gli studi a Cambridge, viene costretto dal padre a lavorare come impiegato nell’azienda di legname. La svolta nel 1929 quando partì per New York ed iniziò a collaborare stabilmente con la Condé Nast, lavorando come fotografo per Vanity FairVogue e Harper’s Bazar frequentando gli ambienti glamour tanto desiderati e scattando i suoi più celebri ritratti delle icone artistiche del tempo come Gary Cooper, Katherine Hepburn, Marlene Dietrich e Greta Garbo.
Ma la guerra incombe: viene inviato in Europa come fotografo ufficiale del Ministero dell’Informazione britannico. Qui scatta fotografie drammatiche e rappresentative delle sofferenze britanniche durante il conflitto. Tra le tante, la più famosa è quella di Eileen Dunne, una bambina di tre anni ricoverata in ospedale mentre stringe la sua bambola di pezza. Immagine che finirà sulla copertina di Life e che contribuirà ad orientare la scelta degli Stati Uniti ad intervenire nel conflitto mondiale.
Una breve introduzione alla mostra itinerante on-line

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UK: l’11 marzo il primo Budget finanziario Post Brexit

UK: l’11 marzo il primo Budget finanziario Post Brexit

Il prossimo 11 marzo verrà presentato dal ministro delle Finanze Britannico, il piano del Governo in materia di tasse e spese per l’esercizio finanziario 2020-2021. I Conservatori, potendo disporre di una solida maggioranza e forti delle promesse enunciate nelle elezioni dello scorso anno, potrebbero avviare importanti novità fiscali:

Nessun aumento delle imposte personali e IVA

Entrepreneurs’ Relief  da rivedere l’aliquota (10%) o possibile abolizione.

Aumento degli sgravi per l’occupazione  L’indennità di disoccupazione dovrebbe passare da 3.000 a 4.000 sterline a partire da aprile 2020.

Structures and Buildings Allowance – SBA, Indennità per strutture ed edifici: aumento degli sgravi dal 2% al 3% all’anno.

Tassi d’affari: revisione del sistema e riduzione delle tariffe per le imprese del commercio al dettaglio

Crediti per la ricerca e lo sviluppo, aumento dell’aliquota del credito d’imposta per la R&S al 13% per le imprese più grandi e la revisione della definizione di R&S.

Imposta sulle società, l’aliquota dell’imposta sulle società dovrebbe essere confermata al 19%.

Cambiamenti significativi per Lettings Relief e Principal Private Residence Relief (PPR). Lettings Relief si applicherà solo nel caso in cui il proprietario sia in occupazione condivisa con l’inquilino, mentre con il PPR gli ultimi 18 mesi di esenzione scenderanno a nove mesi.

Imposta di successione: semplificazione della complessa normativa sull’imposta sulle successioni.

IR35 (Off-payroll working) per il settore privato: previste modifiche già dal mese di Aprile 2020.

E questo sarà il primo vero passo della nuova era Post-Brexit.

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Brexit, tutto come previsto

Brexit, tutto come previsto

Pionieri della Brexit

Come preannunciato in un nostro articolo dello scorso aprile, ora che la Brexit è oramai cosa certa, la UE sta pensando alle contromisure sul probabile nuovo “paradiso fiscale” con i vantaggi descritti.

Ora, come evidenziato da un articolo di Federico Fubini sul Corriere della sera del 15 dicembre scorso, i possibili risvolti potrebbero essere davvero così catastrofici per i nostri conti pubblici ?

Certamente saranno determinanti gli accordi commerciali previsti per fine gennaio appunto tra le due parti; se poi la Gran Bretagna giocherà bene le proprie carte sia con l’UE che con le potenze d’oltreoceano, Stati Uniti e Cina, le premesse diverranno realtà: il futuro della Gran Bretagna e degli investitori sarà più che roseo.

Per ora l’unica considerazione logica: avviare un’attività (o per chi lo avesse già fatto) in questi ultimi mesi sarà nel bene o nel male un Pioniere della Brexit, felice, secondo noi.

Auguriamo a tutti un 2020 magnifico e pieno di successi !

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Uber perde (per ora) la licenza a Londra

Uber perde (per ora) la licenza a Londra

Ha 21 giorni di tempo per appellarsi alla Corte

Uber  non potrà più operare a Londra: le autorità municipali della capitale britannica hanno infatti annunciato di aver negato il rinnovo della licenza al colosso americano evocando “violazioni” delle regole che mettono a rischio i passeggeri e la loro sicurezza.

Si contesta a Uber  infatti di avere una piattaforma (per usufruire del servizio è indispensabile utilizzare una APP ) con anomalie di sistema, permettendo di esercitare anche senza licenza: la LtA ha rilevato che tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019 sono state effettuate oltre 14mila corse Uber da parte di autisti non autorizzati. 

La London Transport Authority (LtA) aveva già sospeso l’autorizzazione nel 2017, salvo concedere proroghe per permettere di regolarizzarsi, l’ultima delle quali è scaduta il 24 novembre scorso.

Uber, che a Londra ha circa 45.000 autisti e un’utenza di oltre 3,5 milioni di persone, farà appello alla giustizia Britannica e potrà restare attiva finché non verrà esaminato il ricorso.

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Mes, Meccanismo Europeo di Stabilità

Mes, Meccanismo Europeo di Stabilità

La riforma del MES il cosiddetto Fondo Salva Stati, è entrata prepotentemente nel vivo del dibattito politico.
Nato nel 2012 per sostituire il preesistente Fondo europeo di stabilità finanziaria e Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria, il Mes vuole essere una sorta di Fondo monetario europeo per sostenere i membri dell’area euro in difficoltà cui si offre un programma di aiuti in cambio di riforme strutturali.

Nella riforma del Mes non c’è una ristrutturazione automatica del debito, ma si può definire come uno strumento per individuare rischi finanziari dei singoli Paesi membri evitando l’effetto contagio verificatosi nella crisi del 2009-2010.

La riforma di questo meccanismo desta preoccupazione in Italia perché subordina il supporto finanziario ad alcune condizioni di “buon governo”.

Infatti, secondo quanto concordato finora all’Eurogruppo per accedere agli aiuti del Mes il governo di uno stato membro dovrà rispettare tre condizioni:

  • non essere in procedura di infrazione;
  • avere il deficit sotto al 3% da due anni 
  • avere il rapporto debito Pil inferiore al 60%.

Condizioni che ad oggi l’Italia non rispetta, a meno di accettare la ristrutturazione del debito.

Si stima infatti che Grecia e Italia avranno nel 2020 un debito pubblico sopra il 130% del Pil, il Portogallo continuerà a ridurre il rapporto sotto il 120% mentre il Belgio lo stabilizzerà poco sotto il 100%.

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